Monthly Archive July 2017

Mi cucino da solo, purtroppo

I lettori più attenti che negl’ultimi tempi sono andati sempre più scemando, avranno senz’altro riconosciuto nel titolo di questo post l’ultimo verso di una mia ormai datata poesia. Sono le sedici e trenta di un sabato pomeriggio non troppo convinto, alzatomi da poco, consumo mentre vi scrivo seduto alla scrivania del computer, un piatto di trenette al pesto che ho preparato da me medesimo. Quando scrivevo quei versi, lamentando anche che nessuno voleva dividere il cuscino e il letto composto facevo riferimento anche a altri significati posseduti del verbo cucinare. TDM nel suo dizionario Paravia ci ricorda che cucinare oltre che: “preparare e cuocere le vivande” ha anche i seguenti significati figurativi e famigliari: “arrangiare, accomodare in modo conveniente: cucinare un compito, cucinare un articolo, […] sistemare per le feste: adesso ti cucino io!”. Cucinarsi da solo quindi vale anche arrangiarsi o peggio flagellarsi. A questo va aggiunto il fatto che cucinare/cuocere hanno un’aria semantica che inferisce con i termini quali: passione, amore, desiderio: essere cotto, cuocere di invidia, ecc. Ora non voglio che il lettore che è giunto fin qui creda che cucinarsi significhi meramente masturbarsi ma in un certo senso è così se consideriamo il termine nel suo significato più ampio (c’è un libro di dubbia qualità ma di grande successo che si intitola “Come smettere di farsi le seghe mentali” o qualcosa del genere).
La sortita di ieri sera al Trinity, locale della capitale frequentato da turiste e altre giovani che vogliono riscoprirsi genuine alla ricerca del salutare biscotto, (come promette una recente campagna pubblicitaria di una nota casa dolciaria) ha suscitato in me le solite perplessità. Riaccompagnando a casa le giovanette (tosette avrei detto un tempo) mi è stato chiesto: “Tu come ti chiami?” – “Giovanni” ho risposto pronto, e lei, la bimba (poteva avere 19 anni): “Come mai un nome italiano?”. E poi, dopo le mie spiegazioni: “Parli poco, come mai sei timido o introverso?”. Anche se so che questo esempio non ha valore diciamo ontologico, dice molto su di me magari anche di più di tutta la mia poesia o presunta tale. Chi acconsente taccia.

Spaghetti al melù: un primo piatto alternativo, economico, semplice e se volete leggero

Oggi cari gastronauti, vi presentiamo una ricettina semplice, economica e dietetica (nella versione light), che comunque vi garantisce un’ottima figura se presentata ad un pranzo o una cena tra amici come un buon primo piatto di pesce. Parliamo infatti di un pesce non molto apprezzato, forse per errore, dalle carni bianche e delicate, non molto saporito, molto simile al merluzzetto: il melù. Ancora si trova nei banchi a prezzi decenti e considerando che quasi tutto il pesce difficilmente è a buon mercato, il fatto di trovarlo dai 4 agli 8 euro il kg non ci sembra male. Comunque passiamo alla ricetta; vi forniremo due versioni, una light ed una un po’ più grassa ma tutto sommato sempre abbastanza contenuta dal punto di vista calorico. Innanzitutto procuratevi l’ingrediente base, i melù, ben freschi, considerando anche che è un pesce dalle carni molto morbide e facilmente deteriorabile, quindi per la buona riuscita della ricetta dovà essere veramente fresco! Un bel ciuffo di prezzemolo, aglio, panna da cucina o latte, e sale. Ricapitoliamo aggiungendo le quantità:

600 gr di melù molto freschi
1 bel ciuffetto di prezzemolo
2 agli
1 cucchiaio di panna o ½ bicchiere di latte intero
2 cucchiai d’olio
Sale q.b
A questo punto iniziate la preparazione: dovrete innanzitutto sfilettare il pesce, un’operazione che vi consiglio di far fare al vostro pescivendolo di fiducia se non siete molto pratici, in alternativa, dopo naturalmente averlo pulito (interiora e branchie), tagliate la testa, ponete il pesce su di un tagliere e con un coltello affilato iniziate ad incidere un lato del pesce dalla parte del dorso, partendo dalla testa fino ad arrivare alla coda, in modo da separare la carne dalla spina dorsale; ripetete l’operazione per l’altro lato del pesce, togliete dai filetti ottenuti le spine dorsali e quelle inferiori, sciacquate i filetti di melù ed il gioco è fatto.
A questo punto mondate lavate e tritate il prezzemolo, spellate gli agli e divideteli a metà. Fate soffriggere l’aglio con l’olio ed il prezzemolo per circa 5 minuti e aggiungete i filetti. Cuocete per non molto, vedrete che essendo un pesce dalle carni molto tenere, in pochi minuti sarà cotto. Cercate di spezzettarlo aiutandovi con un mestolo; lo dovrete ridurre a piccoli pezzetti; aggiungete il sale e alla fine un bel cucchiaio di panna, un ultima giratina ed il sugo di pesce è pronto. Se invece della panna usate il latte, fate cuocere per un altro pochino in modo da far un pò asciugare il sugo, ma mantendolo sempre morbido, magari aggiungete il latte qualche minuto prima in modo che il pesce non cuocia troppo. Non vi resta che scolare la pasta, spaghetti ma anche pasta corta se preferite, al dente, saltarla in padella e servire il tavola. Come al solito come decorazione, del prezzemolo tritato sopra ad ogni piatto. Vedrete che sarà un buon primo piatto. Buon appetito.

Le violenze sugli alberi

Capitozzature, mutilazioni e abbattimenti

Quanto più la chioma di un albero è completa, tanto più questo si trova nelle condizioni migliori di vegetazione. La chioma, con le sue foglie, è la sorgente di tutti i benefici che l’albero arreca all’uomo.

Quando non è necesaria per gravissimi motivi, la potatura dei rami vivi di un albero e la mutilazione di grosse branche dei rami principali (detta “capitozzatura”) deve essere evitata. Nel tempo queste pratiche indeboliscono la vitalità dell’albero, ne costituiscono le porte di ingresso alle malattie delle piente a batteri e ai funghi demolitori del legno.

La potatura di grosse branche inoltre modifica l’intera architettura della pianta e gli assetti di resistenza al peso ne vengono danneggiati mentre numerosi “polloni” e “soffioni” di lunghi e deboli rami crescono in sostituzione di quelli tagliati, essendo però molto meno resistenti al vento, alle intemperie e alla neve rendendo la stabilità dell apianta assai più precaria e pericolosa.

Nelle conifere, la potatura dei rami superiori e della cima può essere addirittura fatale.

La somma di tutti questi diffusi comportamenti di malagestione degli alberi nelle città, impoverisce, imbruttisce e deturpa fatalmente il nostro patrimonio arboreo ormai in netto declino.

Si deve tenere presente che una pianta che vive in buone condizioni di salute non va potata. La potatura va eseguita solo per gravi motivi e con criteri prudenziali tali da non ridurre il suo stato di salute e di non alterarne definitivamente la fisionomia naturale.

Infine gli abbattimenti di piante ancora in salute, o mancate piantumanzioni compensative di piante sostituite stanno letteralmente decimando i nostri poloni verdi residui e superstiti alle motoseghe dentro parchi urbani, strade e giardini.

Chiediamo a tutti i cittadini e soprattuto alle amministrazioni comunali troppo spesso poco attente e sensibili in materia, di rispettare i regolamenti comunale e le norme di tutela. Gli alberi, di proprietà pubblica o privata sono patrimonio ambientale di tutti e dovranno essere eredità per le future generazioni!